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Non solo risposta alla crisi, ma vera vocazione. Questo è per i giovani imprenditori l’agricoltura che è tornata ad essere attrattiva. In Italia le imprese condotte da under 35 sono in leggero incremento (si stima che negli ultimi quattro ani siano nate 120 mila imprese di cui 109 mila agricole e 11 agroalimentari) ma ciò che più conta è il sentiment che i giovani hanno verso l’agricoltura. Il 51% ritiene necessario e divertente coltivare l’orto, mentre di fronte al desiderio espresso da un proprio figlio o nipote di lavorare in agricoltura, ben l’85% degli italiani consiglierebbe loro di seguire la propria volontà. E che l’agricoltura sia percepita come un valore è confermato dal fatto che il 39,7% degli italiani, specialmente quelli del Centro (44,5%), è convinto che l’Italia possa superare la crisi affidandosi all’agricoltura e all’agroalimentare. C’è stato poi il boom degli istituiti agrari e delle facoltà agronomiche e anche in termini di occupazione l’agricoltura ha attratto il 14% degli under 30 avviati al lavoro. Ciò che più conta però è il profilo di questa nuova agricoltura. E’ un’agricoltura più specializzata orientata al biologico, alla tutela della biodiversità, sempre più rivolta alle nuove tecnologie con una superficie media più alta delle imprese tradizionali (la taglia minima è sui 15 ettari) una spiccata vocazione alla multifunzionalità (arrivando alla chiusura della filiera) e quasi sempre in stretto contatto co istituti di ricerca. Quella dei giovani è un’agricoltura più produttiva – si stima un incremento di resa del 30% a parità di Sau di un’impresa under 35 – e più colta. Se tra gli imprenditori con più di 40 anni, la maggioranza (38%) ha al massimo la licenza elementare, e il 31,2% quella media, tra i giovani imprenditori agricoli il livello medio di istruzione cresce sensibilmente. Tra i 25-39enni, il 45,3% è in possesso di un diploma di scuola superiore e l’11,2% ha una laurea. E tra quanti decidono di intraprendere l’attività agricola prima dei 25 anni, ben il 65,3% ha un diploma superiore e il 5,2% è già laureato. Questi sono i germogli 2.0 che l’Italia – anche con la ripresa dei mutui per le start up agricole, la concessione di terre demaniali incolte e diverse iniziative per la promozione della ricerca applicata in agricoltura – sta coltivando nei settori dei cereali, legumi da granella e semi oleosi (quasi 24 mila nuove aziende), degli ortaggi, meloni, radici (13 mila), della vitivinicoltura (12 mila), dei frutti oleosi (quasi 10 mila) e della zootecnia (6 mila).